Un missionario veliterno nella Cina del 1700

Secolo XVII

Il documento che ha dato origine a questa nostra pubblicazione del 2014 è stato rintracciato nella Biblioteca comunale di Velletri (MS-IV-18). Si tratta di un manoscritto di 62 carte, ossia 124 pagine, redatto con una grafia chiara e facilmente leggibile da un religioso domenicano, originario di Velletri, inviato dalla Congregazione di Propaganda Fide in Cina nel 1743.  Alberto Maria Scifoni, che si definisce ‘velletrano’, rimase in quel remoto e immenso paese per oltre quattro anni, mentre se consideriamo anche il periodo del viaggio, dalla sua partenza da Roma al ritorno in questa città, trascorsero sei anni; nel documento che ha lasciato descrive questa sua esperienza.

Inutile dire che il racconto, inedito, riveste un grande interesse tenendo presente il periodo in cui fu scritto. Sicuramente relazioni redatte da missionari esistono negli archivi dell’Ordine.  A partire dal 1662, Propaganda Fide creò una gerarchia ecclesiastica in Cina inviando numerosi missionari. Molti furono i martiri, giustiziati dalle autorità locali in seguito alle persecuzioni iniziate nel 1742 e ricorrenti in periodi più o meno lunghi fino ai giorni nostri. Tipica dei viaggiatori del ‘700 fu la consuetudine di descrivere i luoghi e le città visitati. E’ un peccato che il nostro missionario non ci abbia lasciato notizie più particolareggiate, per esempio su Pechino, Macao, così come ha fatto durante il suo viaggio per le città della Francia, per Edimburgo, Londra e Lisbona. Così pure non si diffonde molto sui costumi e gli usi del posto mentre, al contrario, abbondano le descrizioni dei frutti esotici da lui sicuramente apprezzati.    Nel testo riguardante il soggiorno in Cina è costante la preoccupazione e anche la paura, provate dallo Scifoni a causa delle persecuzioni inflitte ai cristiani. Spesso in fuga, cercava disperatamente un ricovero, sempre però incerto data la difficoltà di essere accolto dai convertiti, timorosi per la loro stessa incolumità. Non doveva essere facile l’apostolato dei missionari in Cina. Solo una grande fede poteva permettere loro di affrontare le persecuzioni, la prigionia, la tortura e, nei casi peggiori, la morte. Sono moltissimi i religiosi che hanno subito queste prove. E da esse non erano certo immuni i cinesi cristiani che spesso per paura abiuravano la nuova fede, denunciando anche in alcuni casi i padri che li avevano convertiti. Come se non bastasse, rendevano ancor più arduo il lavoro dei religiosi i contrasti fra i francescani, gesuiti e domenicani presenti in Cina, contrasti basati sulla diversità nel seguire le direttive della Chiesa di Roma e spesso dovuti anche all’interferenza dei diversi ordini religiosi che operavano nello stesso territorio. Lo scopo del presente lavoro è stato quello di far conoscere un documento che riteniamo importante per l’evangelizzazione dell’Estremo Oriente e anche quello di trarre dall’oblio le vicende di un umile ed eroico frate veliterno. 

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